Didattica a distanza vs didattica tradizionale, quali possibili ripercussioni a livello clinico e diagnostico?

L’emergenza attuale causata dal Covid – 19 pone l’accento sulla grave situazione in cui riversa il sistema scolastico: tutte le scuole si sono dovute attivare utilizzando la modalità di didattica a distanza (DAD). Ma è possibile ipotizzare, nonostante i notevoli sforzi degli insegnanti, che questo tipo di didattica sia davvero alla portata di tutti gli studenti?

La didattica a distanza rappresenta uno stravolgimento della didattica tradizionale con cui le scuole, da sempre, formano i propri studenti. Attualmente, la chiusura degli istituti scolastici, ha portato necessariamente all’attivazione di una didattica alternativa che, però, non sempre risulta alla portata di tutti, che siano gli insegnanti o che siano gli studenti.

Proveremo insieme a capire, innanzitutto, alcuni limiti imposti da questo tipo di didattica; poi, le possibili ripercussioni a livello clinico e diagnostico.

Tra i limiti potremmo trovare:

  • Difficoltà oggettive nell’utilizzo di strumenti tecnologici che potrebbero avere una buona porzione di insegnanti; tali difficoltà potrebbero insorgere per lo più a causa di inesperienza, soprattutto tra i docenti meno giovani;
  • Difficoltà da parte degli insegnanti nel garantire il diritto all’inclusione di tutti gli studenti attraverso l’applicazione corretta dei vari PDP e PEI, poiché la didattica a distanza ne rende spesso difficile l’attuazione;
  • Alcuni studenti non possiedono un computer personale, quindi per partecipare alle video lezioni devono utilizzare quello dei genitori che, però, non sempre hanno la possibilità di cederlo in quanto potrebbero lavorare in smart working; in questi casi le famiglie sono costrette a organizzare la turnazione di chi utilizza il computer oppure pensare di comprarne un altro, soprattutto quando si hanno più figli che hanno l’esigenza di seguire le video lezioni;
  • Anche se può sembrare strano alcune famiglie non dispongono di una connessione Internet;
  • Può succedere che la connessione Internet possa essere instabile, rendendo difficoltosa la comunicazione tra studente ed insegnante;
  • Alcuni studenti, specie se sono piccolini (pensiamo ai bambini della scuola primaria, ad esempio), possono presentare più difficoltà nel seguire l’insegnante tendendo a distrarsi e ad essere poco partecipi, necessitando spesso della presenza di un adulto che li aiuti anche nel gestire la piattaforma con le sue varie funzioni;
  • Le difficoltà degli studenti con diagnosi come ADHD o di Disturbo della sfera emozionale possono “amplificarsi” poiché possono presentare una discontinuità attentiva i primi e problematiche quali difficoltà a mostrarsi dietro la webcam o a partecipare in maniera attiva alla video lezione i secondi;
  • In caso di studenti che non riescono a trarre beneficio da questo tipo di didattica, sono i genitori che vengono chiamati ad aiutare i figli nel comprendere gli argomenti poco chiari, soprattutto se i ragazzi erano seguiti da professionisti che li affiancavano nello studio e che non sono riusciti ad assicurare servizi come il “tutoring a distanza”.

E per quanto riguarda le possibili ripercussioni a livello clinico e diagnostico?

Tutti i limiti finora esposti sulla didattica a distanza potrebbero avere delle ripercussioni anche a livello clinico e diagnostico, soprattutto per quanto riguarda il concetto di “continuità didattica”.

Ad esempio, per poter porre diagnosi di Disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), le difficoltà scolastiche non devono essere meglio giustificate da “istruzione scolastica inadeguata”, ovvero è possibile porre diagnosi di DSA solo se il bambino è stato esposto ad un’adeguata scolarizzazione, anche in termini di continuità (rispetto alla didattica a distanza attuale, mentre alcune scuole si sono attivate più prontamente, altre hanno avuto maggiori difficoltà e si sono attivate più tardi; inoltre, le video lezioni hanno durata minore rispetto alle lezioni tradizionali e non sempre si riescono a “coprire” tutte le ore previste. Infine, come detto prima, non tutti gli studenti rispondono adeguatamente a questo tipo di didattica).

In questo senso, occorrerà che il professionista presti maggiore attenzione alle diagnosi che pone, poiché sarà lecito chiedersi, ad esempio: sono davvero sicuro che il bambino che ho di fronte e che sto valutando, sia dislessico? Oppure la sua difficoltà nel leggere, in termine di velocità o correttezza (o entrambe) sia dovuta ad un rallentamento della scolarizzazione?

Un’altra problematica potrebbe sorgere per la diagnosi di Disturbo da deficit di attenzione e iperattività: infatti, affinché sia possibile esprimere una diagnosi di ADHD, è necessario che diversi sintomi di disattenzione o di iperattività – impulsività si presentino in due o più contesti. Per indagare come i sintomi si manifestano nei vari contesti (per i bambini, in genere si fa riferimento al contesto familiare e scolastico), si somministrano dei questionari ai genitori e agli insegnanti, i quali valutano i comportamenti che il bambino mette in atto a casa e a scuola. Vista la criticità della situazione attuale, raccogliere informazioni circa i sintomi che il bambino presenta a scuola, attraverso il contributo degli insegnanti può risultare molto difficile. In primo luogo perché, con le scuole chiuse, non è possibile prevedere al momento incontri tra loro ed il professionista che sta valutando il bambino; in secondo luogo, l’insegnante non ha la possibilità di osservare il bambino in classe e quindi, anche per questo secondo motivo, non può rispondere efficacemente alle domande presenti nei questionari.

Non resta che attendere un eventuale aggiornamento delle linee guida che possano guidare al meglio il lavoro di chi si trova a dover valutare il bambino in questo momento così critico; nel frattempo, sarebbe bene assumere un atteggiamento il più possibile prudente, facendo affidamento soprattutto sul proprio giudizio clinico.

Dott.ssa Annamaria Micolano

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-. Arlington, VA. (Tr. It. Manuale diagnostic e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, DSM – 5. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014).