“Ma la badante non la vuole!”: L’inserimento del personale di assistenza

Esistono alcune situazioni nelle quali l’anziano non è più in grado di vivere da solo o c’è comunque bisogno di un aiuto; si pone, quindi, la necessità dell’inserimento a domicilio di personale di assistenza (quello a cui spesso ci si riferisce con il termine badante). La persona anziana infatti può avere bisogno di un supporto e possono esserci condizioni nelle quali la famiglia non è in grado di prendersene cura al 100%. Quello dell’inserimento del personale di assistenza può essere un momento delicato sia per l’anziano sia per i familiari e si possono presentare difficoltà prettamente organizzative, economiche ma anche emotive.

L’anziano che magari è da molti anni abituato a gestire la casa e il proprio spazio può avere difficoltà ad accettare l’inserimento di nuove persone e può opporsi; l’ingresso di una persona nuova in casa, inoltre, richiede una “modulazione” delle abitudini e questo può essere complesso per chi, come l’anziano, può avere difficoltà nel modificarle. Soprattutto per le donne, inoltre, la scelta di inserire un aiuto nella gestione casalinga può essere difficile: la gestione della casa è, infatti, spesso un compito femminile e per le donne un aiuto domestico, soprattutto se “molto efficiente”, può essere vissuto come intrusivo.

Inoltre per i familiari quello della scelta di dover affidare il proprio caro è un momento complicato che può provocare emozioni contrastanti; talvolta possono presentarsi dissidi tra i vari membri della famiglia nelle modalità della scelta e, nel caso di una convivenza, l’eventuale coabitazione con un estraneo può essere faticosa anche per il familiare.

Un altro problema è dato dal fatto che spesso l’anziano può essere poco consapevole della necessità di un aiuto e può opporsi categoricamente; il problema può complicarsi ancora di più nel caso di persone con demenza che spesso, a causa della malattia, possono non rendersi conto di avere delle difficoltà.

L’inserimento del personale di assistenza pone una serie di problemi nell’organizzazione della casa (c’è spazio a sufficienza? la persona che inseriremo avrà la possibilità di usufruire del proprio bagno? avrà a disposizione una stanza per sé? c’è necessità di fare dei lavori per adattare la casa?),  dal punto di vista burocratico ed amministrativo (per esempio assunzione, pagamento, contributi) ed anche nella sostituzione in tempo ed al meglio quando è assente per ferie, malattia o riposo. Una ulteriore difficoltà per la famiglia è capire quale sia il percorso da fare e districarsi tra i servizi e la burocrazia. Nel caso sia necessario una sostituzione va inoltre considerato che cambiare spesso un badante può avere un impatto negativo in particolare nelle persone con un deterioramento cognitivo o che faticano ad adattarsi velocemente ai mutamenti; per questo motivo nei momenti di inserimento di nuovo personale vi è una maggiore necessità di supporto e monitoraggio da parte della famiglia.

Nell’assunzione del personale di assistenza è importante conoscere la persona ed informarsi sulle sue precedenti esperienze lavorative e gli eventuali corsi di formazione seguiti: esistono alcune associazioni che si occupano proprio della formazione del personale di assistenza. È importante conoscere le abitudini del badante, la sua adattabilità alla casa ed eventualmente alla presenza di animali domestici. A seconda della situazione specifica possono essere importanti ulteriori informazioni relative per esempio alla sua corporatura e forza fisica (soprattutto nel caso della necessità di spostamenti di persone con ridotta mobilità), all’eventuale possesso di una patente di guida o alla dimestichezza con la lingua italiana. Attualmente in Italia i badanti sono spesso stranieri ed in alcuni casi abitudini e tradizioni differenti possono rappresentare un limite, ma questo non avviene sempre. La fase della selezione della persona e la sua valutazione nel periodo di prova, sono quindi da effettuarsi con cura e non di rado si fanno numerosi tentativi: non è detto che la persona che ha “sulla carta” le migliori caratteristiche sia per forza la più adatta, in fin dei conti si tratta di un incontro tra persone in cui anche la parte umana ha un suo importante ruolo; è utile, inoltre, che i familiari informino l’assistente sul vissuto della persona che va assistita, sulle sue abitudini e caratteristiche. È infine importante concordare con precisione con il personale di assistenza quali saranno le sue mansioni (cura della persona, della casa, spesa, gestione dei farmaci e rapporti con il medico curante etc.).  

Convincere un anziano ad accettare l’aiuto e l’assistenza di un badante non è mai un percorso semplice. Fargli comprendere la necessità di un inserimento ha spesso uno scarso successo; può essere più utile favorire una graduale familiarità e facilitare il rapporto, supportando, per esempio, l’anziano ed il personale in tutta la fase iniziale del rapporto (il tempo di inserimento di un badante può durare anche mesi e variare molto da persona a persona); a volte, nella fase di adattamento, può essere utile recarsi più volte a casa dell’anziano per verificare l’andamento delle cose, per non farlo sentire abbandonato e, se necessario, appianare gli aspetti più “complicati” della convivenza. Nei casi in cui la situazione lo consenta può essere utile effettuare l’inserimento con gradualità: si può per esempio permettere al badante nel corso dei primi mesi di assistere l’anziano solamente qualche ora e non tutta la giornata, allungando gradualmente i tempi; le persone avranno così tempo di conoscersi e di abituarsi l’una all’altra ed acquisire “familiarità”.

In definitiva va considerato che la persona che arriverà in casa è chiamata a condividere strettamente tempi e spazi di vita dell’anziano e della sua famiglia: ciò comporta problemi che investono tanto l’anziano e la sua famiglia quanto l’assistente familiare.

Dott.ssa Flaminia Camilli