Compiti in estate: si o no? E’ molto probabile che questa sia una domanda che tormenti tutti quei genitori che hanno dei figli in età scolare. E’ un bel dilemma, poiché spesso agli studenti viene assegnato un bell’elenco di compiti da svolgere durante l’estate, argomenti da ripassare, libri da leggere o da completare. I compiti in estate si possono fare, basta aiutare il bambino ad organizzarsi, ma soprattutto prevedere anche dei momenti in cui possa fare altro tipo di attività, ovvero esperienze pratiche di vita quotidiana che gli permettano di “apprendere sul campo”.
In estate, quando fare i compiti?
A tal proposito, sarebbe molto utile stabilire dei momenti in cui poter fare i compiti e dei momenti in cui, invece, sarebbe più opportuno non farli: ad esempio, se il bambino trascorrerà 15 giorni a casa al mare con i nonni, sarà difficile che riuscirà a svolgere i compiti. In primo luogo, perché i nonni potrebbero avere “meno polso” e quindi avere minor capacità di gestire il nipotino in caso di capricci durante i compiti; in secondo luogo, i nonni a volte possono non essere in grado di aiutare il nipotino nello svolgimento degli esercizi richiesti (perché non ricordano o non conoscono un determinato argomento). Quindi, far portare i libri di scuola nei luoghi di villeggiatura potrebbe rivelarsi un’esperienza fallimentare (difficoltà nella gestione dei compiti nei luoghi di villeggiatura, potrebbero sorgere anche se sono presenti i genitori, anziché i nonni), per cui tanto vale evitare di chiedere al bambino di fare i compiti in quei momenti ed organizzarsi affinché li faccia prima della partenza, se possibile, o che ne faccia almeno una parte in modo da terminarli al rientro a casa. Anche perché il bambino, quando è in villeggiatura, sarà sicuramente coinvolto in altro: l’uscita con i cugini, la partita di pallone con gli amici, la passeggiata in paese e sarà probabile che non avrà la benché minima intenzione di studiare.
Se il bambino ha la possibilità di godere di una vacanza lunga, quindi oltre i 15 giorni, si potrebbe pensare di portare nel luogo di villeggiatura i compiti da svolgere, ma in questo caso sarebbe utile, al fine di evitare conflitti e discussioni, stabilire dei momenti precisi da dedicare allo studio: ad esempio, la mattina dalle 10 alle 12 in modo da avere il pomeriggio libero.
E se il bambino non ha compiti assegnati?
Se il bambino è così fortunato da non avere compiti assegnati, la risposta è semplice: non facciamoglieli fare.
Portarlo in una biblioteca pubblica e permettergli di scegliere un libro di suo gradimento potrebbe essere una buona idea se vogliamo di tentare di motivarlo alla lettura al di là di quello che impone la scuola. Non importa se non condividiamo la sua scelta rispetto all’argomento o all’autore da lui scelto in biblioteca: solo rispettando i suoi gusti, aumentiamo le probabilità che legga il libro scelto. Viceversa, scegliere al posto suo, aumenta la probabilità che quel libro venga riposto in libreria assieme a tuti gli altri mai letti.
Al di là dei compiti….
In generale, però, il bambino dovrebbe essere stimolato attraverso esperienze quotidiane che durante il resto dell’anno non è possibile fare, per mancanza di tempo e di organizzazione.
Le esperienze a cui si fa riferimento sono attività che dovrebbero permettere al bambino di divertirsi, ma che sappiano anche fornire degli insegnamenti. Ad esempio, se ha un’età consona, gli si potrebbe chiedere di fare la spesa, oppure di preparare gli ingredienti di un dolce in modo che abbia modo di sperimentare sul campo concetti come prezzi, resti, sconti, misure di peso… Oppure ancora, se vogliamo rafforzare il suo concetti di misura di lunghezza, possiamo pensare di chiedere al bambino di aiutarci a prendere le misure di un determinato mobiletto che vorremmo mettere nel salotto, oppure della parete della sua cameretta che intendiamo tinteggiare con il suo colore preferito. Occorre lavorare con la fantasia al fine di stimolare il bambino quanto più possibile: ancora, se vogliamo aiutarlo a comprendere meglio le frazioni, ad esempio, possiamo chiedere al bambino di tagliare la pizza in modo da darne un quarto alla mamma, un quarto al papà, un quarto alla sorellina ed il restante quarto per lui.
Inoltre, durante le vacanze, sarebbe utile cercare sempre, nella scelta dei luoghi da visitare, di considerare dei posti che possano essere di interesse del bambino, ancora meglio se di interesse culturale: ad esempio, possiamo pensare di portarlo ad un parco divertimenti, pernottare in una struttura vicina e, il giorno successivo prima di tornare a casa, portare il bambino a vedere un monumento o un museo che si incontri sulla via del ritorno (entrambe le scelte devono tenere in considerazione età e gusti del bambino, altrimenti potrebbe annoiarsi e non avere interesse nel partecipare alla visita). Affinché la visita al museo o al monumento sia il più possibile gradita al bambino, sarebbe meglio che non sia “qualcosa di improvvisato all’ultimo momento”, ma dovrebbe essere qualcosa di programmato già prima della partenza: meglio ancora se siamo riusciti a coinvolgere il bambino nella scelta del posto anche attraverso una breve ricerca su Internet del luogo da visitare. La ricerca su Internet condotta con il bambino, dovrebbe coinvolgerlo sufficientemente, quel tanto da renderlo motivato alla “deviazione” durante la strada di ritorno dal parco divertimenti per la visita al museo o al monumento, luoghi che in genere non sono molto amati dai bambini. Addirittura si potrebbe creare e, successivamente, stampare con il bambino una specie di brochure, che permetta di avere le informazioni sottomano quando ci si troverà a vedere quella determinata attrazione turistica, sempre nell’ottica di coinvolgerlo e motivarlo.
Come detto, durante l’estate, le alternative ai compiti sono davvero tante: se presentate nel giusto modo, il bambino imparerà tantissime cose divertendosi e senza fatica.